Il Minimalismo musicale è un importante movimento espressivo della musica della seconda metà del ’900: nato negli Stati Uniti, il suo percorso, in contrapposizione all’evoluzione delle scuole musicali europee (dalla scuola seriale di Vienna allo sperimentalismo di musica elettronica, aleatoria e concreta maturate delle scuole di Darmstadt e Parigi) è quello di una estrema semplificazione della struttura e delle modalità esecutive.

La prima parte del programma potrebbe essere intitolata “Il Minimalismo musicale in Italia a tre secoli di distanza”: Ezio Bosso è un discepolo di Philip Glass (maggior esponente del movimento minimalista), la musica di Giovanni Sollima si basa in gran parte sugli elementi propri del Minimalismo e le composizioni di Antonio Vivaldi (che ovviamente non possono essere definite “minimaliste”) pur appartenendo ad un’epoca precedente anticipano per molte caratteristiche il linguaggio di questo movimento espressivo; oltre a ciò, sono tutti e tre compositori italiani, strumentisti virtuosi che conoscono perfettamente lo strumento ad arco e ne sfruttano le possibilità tecniche ed espressive, e sono accomunati anche dal modo in cui il loro linguaggio, caratterizzato da una forte componente sentimentale e patetica, si differenzia dal Minimalismo americano.

Nella seconda parte il solista anziché mettersi a dirigere o farsi da parte si unisce all’orchestra per l’Elegia per archi Crisantemi di Giacomo Puccini e per la trascrizione per orchestra da camera del Quartetto per archi di Giuseppe Verdi. Entrambi i brani sono rarissimi esempi di musica strumentale nella produzione quasi esclusivamente operistica o vocale di quell’epoca della musica italiana, per i quali i due compositori utilizzarono musicale che possiamo ritrovare in opere celeberrime quali “Manon Lescaut” e “Aida”: il “suono italiano” per eccellenza.


G. Sollima: Hell 1 (da “Music for the Divine Comedy”)
A. Vivaldi: Concerto per violoncello e orchestra in Si minore RV 424
E. Bosso: Sea Prayer, per violoncello e archi
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G. Puccini: Crisantemi
G. Verdi: Quartetto per archi (versione per orchestra d’archi)

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